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Storia di Livigno in pillole

Storia di Livigno in pillole

Il nome di Livigno compare per la prima volta in un documento del 1187: il territorio, di proprietà del Vescovo di Como, venne dato in feudo alla nobile famiglia Venosta.

Nel 1325 il contado di Bormio riuscì a usurpare il controllo sui domini livignaschi, sfruttando la crisi interna della famiglia Venosta e la contorta situazione fra i vescovi di Como e di Coira. È certo che Livigno non avesse energie e forze per opporsi alla vigorosa stretta di Bormio: si trovò così assoggettato all’ordinamento giuridico bormino.

Nel 1538 Livigno si appellò ai governanti Grigioni, divenuti nel frattempo signori della Valtellina, per ottenere una maggiore indipendenza nella gestione dei pascoli. Gli studiosi individuano in questo appello, parzialmente accolto dai governatori, le origini della extradoganalità del territorio.

Il 29 giugno 1797 Napoleone Bonaparte fondò la Repubblica Cisalpina e il 17 ottobre, con il trattato di Campoformio, venne annessa anche la Valtellina e i contadi di Chiavenna e Bormio, decretando la fine del dominio grigionese. L’ex contado di Bormio venne diviso in cinque circoscrizioni amministrative autonome dette “comuni”. Livigno divenne così un comune autonomo, dopo ben quattro secoli di assoggettamento.

Il territorio fu riorganizzato in base a criteri di natura prettamente geografica e orografica: fu così che la contrada di Trepalle, che era legata a Pedenosso anche per motivi religiosi, dal 1799 divenne parte integrante del comune di Livigno.

Il Comune fu riconosciuto anche dal Regno Lombardo Veneto, in seguito alla nuova suddivisione territoriale della Provincia di Sondrio nel 1816, e infine dal Regno d’Italia, nel 1861.

Da allora i suoi confini sono rimasti invariati, anche se molto è cambiato nella sua economia e nella sua società, soprattutto a seguito dell’apertura di vie di comunicazione più veloci e efficienti, a partire dalla seconda metà del XX secolo.